Agevolazioni per ricercatori, docenti, contro-esodati e impatriati: le indicazioni dal Fisco


In materia di regimi agevolativi per persone fisiche che trasferiscono la residenza fiscale in Italia, si illustrano dettagliatamente le agevolazioni per ricercatori, docenti, lavoratori contro-esodati e lavoratori impatriati (Agenzia delle Entrate – Circolare 23 maggio 2017, n. 17/E).

Incentivi ricercatori e docenti:
Ai fini delle imposte sui redditi è escluso dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo il 90% degli emolumenti percepiti dai docenti e dai ricercatori che, in possesso di titolo di studio universitario o equiparato e non occasionalmente residenti all’estero, abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all’estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno due anni continuativi e che vengono a svolgere la loro attività in Italia, acquisendo conseguentemente la residenza fiscale nel territorio dello Stato.
Il periodo di fruizione è limitato complessivamente a quattro periodi di imposta.
I docenti e ricercatori possono beneficiare della tassazione agevolata, al verificarsi delle seguenti condizioni:
– essere in possesso di un titolo di studio universitario o equiparato;
– essere stati non occasionalmente residenti all’estero;
– aver svolto all’estero documentata attività di ricerca o docenza per almeno due anni continuativi, presso centri di ricerca pubblici o privati o università;
– svolgere l’attività di docenza e ricerca in Italia;
– acquisire la residenza fiscale nel territorio dello Stato.

Incentivi lavoratori contro-esodati:


Possono accedere all’incentivo in esame i soggetti che presentano i requisiti di seguito indicati:
– avere risieduto continuativamente per almeno ventiquattro mesi in Italia;
– essere cittadino dell’Unione europea in possesso di un titolo di laurea;
– negli ultimi due anni (leggi: ventiquattro mesi) o più, avere svolto continuativamente, fuori dal proprio Paese d’origine e dall’Italia, un’attività di lavoro dipendente, autonomo o d’impresa o, in alternativa, un’attività di studio conseguendo un titolo accademico (laurea o una specializzazione post lauream);
– essere stati assunti o avere avviato un’attività di lavoro autonomo o d’impresa in Italia a decorrere dal 20 gennaio 2009 (ferma restando la decorrenza dei benefici fiscali dal 28 gennaio 2011);
– avere trasferito il proprio domicilio e la residenza in Italia entro tre mesi dall’assunzione o dall’avvio dell’attività;
– impegnarsi a non trasferire nuovamente il proprio domicilio o la propria residenza fuori dall’Italia prima del decorso di cinque anni, pena la decadenza dal beneficio stesso con conseguente recupero dei benefici già fruiti e applicazione delle relative sanzioni e interessi.
I redditi di lavoro dipendente, autonomo o d’impresa concorrono a formare la base imponibile ai fini IRPEF nella misura del 20% per le lavoratrici e del 30% per i lavoratori.

Lavoratori impatriati:
A decorrere dal 1° gennaio 2017, i redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50% del suo ammontare.
Possono beneficiare dell’agevolazione i soggetti che abbiano acquisito la residenza fiscale in Italia a partire dal periodo d’imposta 2016, salva la possibilità riconosciuta ai soggetti beneficiari della legge n. 238 del 2010 di accedervi su opzione.

Impatriati in possesso di laurea:
Destinatari del beneficio fiscale in esame sono i soggetti, comunitari (dal 2016) ed extracomunitari (dal 2017) che:
– siano in possesso di un titolo di laurea e abbiano svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più, o
– abbiano svolto continuativamente un’attività di studio fuori dall’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.

Manager e lavoratori con elevata qualificazione e specializzazione:
Possono beneficiare dell’agevolazione i soggetti che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato, ove ricorrono contemporaneamente le seguenti condizioni:
– non essere stati residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti il predetto trasferimento;
– svolgere l’attività lavorativa presso un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente o indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
– prestare l’attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano;
– rivestire ruoli direttivi ovvero essere in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione.

Lavoratori autonomi impatriati:
Il lavoratore autonomo che, a partire dall’anno 2017, acquisisce la residenza in Italia e accede al beneficio ai sensi del comma 1 dell’articolo 16 – ad esempio, perché non laureato o proveniente da un Paese con il quale non è in vigore una convenzione contro le doppie imposizioni o un accordo per lo scambio di informazioni -, deve possedere unicamente i seguenti requisiti:
– non deve essere stato residente nel territorio dello Stato nei cinque periodi di imposta precedenti il trasferimento,
– deve impegnarsi a permanere in Italia per almeno due anni, nonché svolgervi l’attività lavorativa in modo prevalente.

Opzione per il regime fiscale dei lavoratori impatriati:
I soggetti che si sono trasferiti in Italia entro il 31 dicembre 2015, per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2016 e per quello successivo, possono optare per il regime agevolativo.
In particolare:
– l’accesso all’opzione è consentito a tutti i lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi e ai titolari di attività di impresa in possesso dei requisiti per beneficiare delle agevolazioni di cui alla legge n. 238 del 2010;
– i soggetti interessati devono possedere i requisiti per accedere ai benefici di cui alla legge n. 238 del 2010, anche in relazione al relativo regime di decadenza, che richiede la permanenza in Italia per cinque anni, decorrenti dalla data di prima fruizione del beneficio;
– per beneficiare del regime speciale per i lavoratori impatriati, i lavoratori dipendenti, esercitano l’opzione mediante richiesta scritta da presentare al datore di lavoro; i lavoratori autonomi e gli imprenditori esercitano l’opzione nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno di imposta 2016.

Misura dell’agevolazione, durata e decadenza:
Per quanto riguarda la misura dell’agevolazione, il reddito di lavoro dipendente e di lavoro autonomo ammesso al beneficio fiscale, “concorre alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50% del suo ammontare.
Per l’anno di imposta 2016, è agevolabile solo il reddito di lavoro dipendente e, tale reddito, è soggetto a tassazione nella misura del 70% del suo ammontare.
Mentre a partire dall’anno d’imposta 2017, la percentuale tassabile di reddito di lavoro dipendente e di lavoro autonomo è ridotta al 50%.
Anche i lavoratori che usufruiscono già dall’anno di imposta 2016 del regime speciale per i lavoratori impatriati, possono beneficiare per il quadriennio successivo (2017-2020) della nuova misura di favore e usufruire, quindi, della tassazione agevolata del 50%. Resta inteso che, per l’anno di imposta 2016, il reddito agevolabile concorre alla formazione del reddito complessivo nella misura del 70%.
L’agevolazione fiscale per i lavoratori impatriati spetta per cinque periodi di imposta e, precisamente, per quello in cui il soggetto trasferisce la residenza fiscale in Italia e per i quattro periodi di imposta successivi.
Il beneficiario decade dall’agevolazione se trasferisce la propria residenza fuori dall’Italia prima che siano decorsi due anni dal suo trasferimento nel territorio dello Stato. In tal caso si provvede al recupero dei benefici già fruiti, con applicazione delle relative sanzioni e interessi.
A tal fine si precisa che il biennio di permanenza nel territorio dello Stato decorre dal periodo di imposta in cui il lavoratore diviene fiscalmente residente, ciò in coerenza con il presupposto dell’agevolazione in esame, basato sulla acquisizione della residenza fiscale.
In caso di contratto di lavoro dipendente a tempo determinato avente scadenza anteriore al decorso del biennio, ovvero in ipotesi di risoluzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato anteriormente allo scadere del biennio per cause non imputabili al lavoratore, questi non decade dall’agevolazione purché non trasferisca la residenza fuori dall’Italia prima del biennio.


Dal 1° maggio nuove retribuzioni per i dipendenti del comparto Legno p.i.



Di seguito si riportano le retribuzione da corrispondere con la busta paga di maggio, ai lavoratori del settore della piccola e media industria del legno..


Queste i nuovi minimi:


 























































Categoria

Parametri

Paga base


all’1/5/2017

AD3 215 1.919,71
AD2 200 1.785,78
ADI 185 1.651,84
AC4 170 1.517,92
AC3 155 1.383,98
AC2 155 1.383,98
AC1 142 1.267,91
AS3 155 1.383,98
AS2 140 1.250,04
AS1 134 1.196,47
AE3 126,5 1.129,51
AE2 119 1.062,54
AE1 100 892,89


 

Utilizzo di documenti aziendali riservati e licenziamento


La Corte di Cassazione – pronunciandosi sul caso di un lavoratore licenziato per aver fotocopiato documenti aziendali – ha ritenuto legittimo il recesso trattandosi di documenti riservati concernenti aspetti importanti e significativi dell’organizzazione produttiva dell’azienda.


Dunque, il recesso del dipendente in questione appariva legittimo posto che, nonostante l’intimazione a non farlo, lo stesso aveva sistematicamente utilizzato i modelli dei rapporti di turno imballaggio per riempirli di espressioni infondate e offensive nei confronti di colleghi e superiori. Doveva, poi, considerarsi la recidiva, pertanto il licenziamento era giustificato e proporzionale come sanzione; non si poteva considerarlo discriminatorio per ragioni sindacali perché sul punto nulla era emerso, nè era emersa una condotta mobbizzante del datore di lavoro in quanto non erano stati accertati comportamenti specificamente persecutori e prevaricatori, così come analizzato nelle ultime pagine della sentenza impugnata.
Secondo il lavoratore, l’avvenuta fotocopiatura del mansionario degli addetti era finalizzata alla sua difesa in quanto era stato a lungo dequalificato e non si trattava di un documento riservato. Peraltro, le finalità di tutela dei diritti doveva prevalere sul dovere di riservatezza.
Orbene, sul caso la Corte di Cassazione non ha accolto tale denuncia in quanto non si trattava dell’avvenuta fotocopiatura di un mero materiale riservato dell’azienda ma di istruzioni che contenevano specifiche informazioni relative al tipo di materie usate, le procedure e la strumentazione utilizzata dall’operatore di laboratorio, un vero e proprio know- how aziendale la cui riservatezza appare rafforzata dall’esigenza di non diffondere a terzi (tra i quali potrebbero rientrare soggetti che possono essere concorrenti) conoscenze che hanno un rilievo produttivo.
Dunque, non viene in rilievo un generico dovere di non divulgare documenti aziendali ma uno specifico obbligo a mantenere riservati documenti che riguardano anche aspetti importanti e significativi dell’organizzazione produttiva del datore di lavoro.
In merito all’accusa di mobbing – concludono i giudici – è stato escluso sia un intento persecutorio ai danni del dipendente sia che le scritte sul suo armadietto fossero ascrivibili in alcun modo, anche indirettamente alla responsabilità del datore.


Regime premiale per gli studi di settore


Accesso al regime premiale per alcuni studi di settore se rispettate determinate condizioni e modifica della modulistica (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 23 maggio 2017, n. 99553).


 


I contribuenti soggetti al regime di accertamento basato sulle risultanze degli studi di settore che nel periodo di imposta di riferimento risultano congrui, anche per effetto dell’adeguamento, e coerenti agli specifici indicatori previsti dai decreti di approvazione degli studi medesimi, accedono al regime premiale. In particolare, è previsto che nei confronti dei contribuenti cui si applica tale regime:
a) sono preclusi gli accertamenti basati sulle presunzioni semplici;
b) sono ridotti di un anno i termini di decadenza per l’attività di accertamento, salvo in caso di violazione che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell’art. 331 del c.p.c. per uno dei reati previsti dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74;
c) la determinazione sintetica del reddito complessivo è ammessa a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un terzo quello dichiarato.
Per accedere a tale regime è necessario che il contribuente:
1) dichiari, anche per effetto dell’adeguamento, ricavi o compensi pari o superiori a quelli risultanti dall’applicazione degli studi di settore;
2) abbia regolarmente assolto gli obblighi di comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore, indicando fedelmente tutti i dati previsti;
3) risulti coerente con gli specifici indicatori previsti dai decreti di approvazione dello studio di settore o degli studi di settore applicabili.
Con riguardo a tali condizioni è necessario che:
I) la coerenza sussista per tutti gli indicatori di coerenza economica e di normalità economica previsti dallo studio di settore applicabile;
II) nel caso in cui il contribuente consegua redditi di impresa e di lavoro autonomo, l’assoggettabilità al regime di accertamento basato sulle risultanze degli studi di settore sussista per entrambe le categorie reddituali;
III) nel caso in cui il contribuente applichi due diversi studi di settore, compreso il caso in cui si tratti del medesimo studio applicato sia per l’attività di impresa che per quella di lavoro autonomo, la congruità e la coerenza sussista per entrambi gli studi; inoltre entrambi gli studi devono risultare interessati dall’applicazione del regime premiale in argomento.
Ai fini degli adempimenti sopra indicati, la fedeltà dei dati dichiarati risulta sussistere anche nel caso di errori o omissioni, nella compilazione dei modelli degli studi di settore, di dati che non comportano la modifica:
– dell’assegnazione ai cluster;
– del calcolo dei ricavi o dei compensi stimati;
– del posizionamento rispetto agli indicatori di normalità e di coerenza;
rispetto alle risultanze dell’applicazione degli studi di settore sulla base dei dati veritieri.
Per il periodo d’imposta 2016 accedono al regime premiale i contribuenti per i quali si applicano studi di settore individuati tra quelli per i quali risultano approvati:
a) indicatori di coerenza economica riferibili ad almeno quattro diverse tipologie;
b) indicatori di coerenza economica riferibili a tre diverse tipologie e che contemporaneamente prevedono l’indicatore “Indice di copertura del costo per il godimento di beni di terzi e degli ammortamenti”.
Nel caso in cui il contribuente interessato applichi due studi di settore, compreso il caso in cui si tratti del medesimo studio applicato sia per l’attività di impresa che per quella di lavoro autonomo, per accedere al regime premiale è necessario che per entrambi gli studi sia soddisfatta la condizione precedente.
Gli indicatori di coerenza rilevanti ai fini del regime premiale sono distinti per le seguenti tipologie:
a) efficienza e produttività del fattore lavoro;
b) efficienza e produttività del fattore capitale;
c) efficienza di gestione delle scorte;
d) redditività;
e) struttura.
Infine, diverse modifiche sono state fatte ai modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore da utilizzare per il periodo d’imposta 2016.